1 luglio 2016
di Alessio Beltrame
fibra ottica

Sono molti anni che se ne parla, non solo nei convegni: ora finalmente si farà. Il nome è un po’ complesso, l’acronimo oscuro: SINFI, cioè Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture. E’ il catasto nazionale delle infrastrutture, nato ufficialmente il 16 giugno con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale dell’11 maggio scorso.

Il “sistema informativo” rappresenta una delle grandi novità del Piano nazionale banda ultralarga approvato dal Consiglio dei ministri il 3 marzo 2015 ed è coerente con la direttiva europea 61 del 2014 sulla riduzione dei costi di installazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità che l’Italia ha recepito per prima tra i 28 Paesi europei.

Il “sistema informativo” raccoglierà tutte le informazioni relative alle infrastrutture presenti sul territorio, sia nel sottosuolo che nel sopra suolo, in altre parole l’opendata e lo sharing delle infrastrutture che sarà messo a disposizione degli operatori di telecomunicazione e amministrazioni pubbliche e che permetterà di ridurre la necessità di scavare per posare la fibra ottica, con l’effetto di velocizzare lo sviluppo delle reti a banda ultralarga, risparmiando su tempi e costi di posa.

Come si diceva, è un progetto di cui si parla da molto tempo, già dalla fine dello scorso decennio. Nel 2010 l’Anfov, l’associazione nazionale per la convergenza nei servizi di telecomunicazione, presentò all’Agcom e al Dipartimento per le Comunicazione del Ministero dello Sviluppo economico uno studio in cui auspicava la nascita del Catasto nazionale come misura per contenere i costi di sviluppo delle reti di nuova generazione.

Le amministrazioni pubbliche avranno a disposizione 180 giorni dalla pubblicazione del decreto per comunicare le informazioni al SINFI, 90 i giorni a disposizione degli operatori di luce, acqua, gas e telecomunicazioni.

Il progetto prevede non solo l’acquisizione dei dati sulle infrastrutture in un formato standard dai proprietari di infrastrutture già presenti, ma la loro elaborazione e messa a disposizione tramite un portale aperto agli operatori di telecomunicazione, alle amministrazioni pubbliche (comuni e regioni), ai cittadini.

L’accesso sarà profilato in base alla tipologia di utente, consentendo di adattare la visualizzazione dei dati ed i servizi a disposizione. Per esempio gli operatori di telecomunicazione, o chi progetta infrastrutture, potranno non solo verificare la presenza di infrastrutture in una data zona, ma anche verificare la previsione di lavori futuri, che gli operatori (non solo TLC) sono obbligati a comunicare, per programmare lavori condividendo le infrastrutture.

Il catasto sarà anche un importante strumento di trasparenza nei confronti di cittadini e imprese e aiuterà a seguire i tempi di applicazione del Piano banda ultralarga: per esempio, diventerà fondamentale per monitorare la cablatura in fibra ottica delle scuole primarie e secondarie, come previsto dal protocollo che il Mise ha firmato con il Miur, e l’avanzamento dell’etichettatura “broadband ready” per gli edifici di nuova costruzione.

Il progetto nasce e si svilupperà con la collaborazione di altri soggetti pubblici. In primis Agid e le regioni, ed in particolare modo la Regione Lombardia, con i quali sono stati definiti gli standard sui dati.

Le Regioni saranno inoltre protagoniste nell’integrazione applicativa del catasto nazionale con il catasto regionale, dove presente, e nel coordinamento dei comuni che dovranno riversare (o condividere applicativamente) le informazioni in loro possesso, il Ministro dell’Agricoltura, che metterà a disposizione il patrimonio informativo di Agea a partire dal quale sarà sviluppato il sistema ed in ultimo, l’Autorità per le telecomunicazioni (Agcom), che parallelamente sta sviluppando un catasto sui servizi e con la quale abbiamo l’obiettivo comune di condividere il patrimonio informativo facendo convergere i servizi ai cittadini in un unico punto di accesso per rendere semplici e complete le informazioni sui servizi a banda ultra larga sul territorio. Il sistema sarà inoltre aperto a tutte le altre amministrazioni, a partire da quelle centrali, che potranno accedere ai dati sulle infrastrutture, senza la necessità di duplicare nuovi sistemi o processi di acquisizione dati.

Definita la fase normativa adesso è iniziata la fase di implementazione del Sinfi che, per la sua complessità , richiederà qualche mese, ma entro pochi giorni saranno già disponibili i sistemi per acquisire i dati che privati e pubbliche amministrazioni sono obbligate a condividere.

Anche nei bandi per la costruzione della rete pubblica nelle aree bianche è stato introdotto l’obbligo della condivisione delle infrastrutture. Il bando di prequalifica prevede infatti che tutti i soggetti che vogliono partecipare devono mettere a disposizione degli altri le infrastrutture che intendono utilizzare. Inoltre nei giorni scorsi Infratel ha fatto una call per chiedere a tutti i soggetti possessori di infrastrutture idonee alla posa della fibra, forte anche degli obblighi del DL 33/2016 e del decreto attuativo sul catasto, di comunicare entro i prossimi 30 giorni le infrastrutture disponibili nelle aree bianche affinché per i partecipanti alla gara crescano le possibilità di riutilizzo di infrastrutture.