6 marzo 2015
Monitor computer

La Strategia italiana per la banda ultralarga e quella per la Crescita digitale 2014-2020 sono state approvate dal Consiglio dei Ministri del 3 marzo 2015, con l’obiettivo di colmare il ritardo digitale del Paese sul fronte infrastrutturale e nei servizi, così come previsto dall’Agenda Digitale Europea. Entrambe le strategie sono state definite dall’Agenzia per l’Italia digitale e dal Ministero dello Sviluppo Economico sotto il coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il programma operativo del  Piano Banda Ultra Larga assegna 2,2 miliardi di euro a valere sulle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2014-2020 per i primi interventi. Ulteriori risorse, per un totale di 4,9 miliardi di euro, saranno oggetto di successivi provvedimenti normativi.

In dettaglio:

Il nuovo piano nazionale per la Banda Ultralarga punta ad un mix di investimenti pubblici e privati: se i privati investiranno in misura uguale al pubblico, l’obiettivo che si può raggiungere è superiore a quello minimo europeo. L’obiettivo della Strategia Italiana per la Banda Ultralarga  è quello di rimediare a questo gap infrastrutturale e di mercato, creando le condizioni più favorevoli allo sviluppo integrato delle infrastrutture di telecomunicazione fisse e mobili, con azioni quali:

  • agevolazioni per abbassare le barriere di costo di implementazione, semplificando e riducendo gli oneri amministrativi;
  • coordinamento nella gestione del sottosuolo con l’istituzione di un Catasto del sotto e sopra suolo che garantisca il monitoraggio degli interventi e il miglior utilizzo delle infrastrutture esistenti;
  • adeguamento agli altri Paesi europei dei limiti in materia di elettromagnetismo;
  • incentivi fiscali e credito a tassi agevolati nelle aree più redditizie per promuovere il “salto di qualità”;
  • incentivi pubblici per investire nelle aree marginali;
  • realizzazione diretta di infrastrutture pubbliche nelle aree a fallimento di mercato.

Le risorse pubbliche a disposizione sono i fondi  europei FESR  e FEASR, il Fondo di Sviluppo e Coesione, per complessivi 6 miliardi, a cui si sommano i fondi collegati del Piano Juncker.