26 luglio 2018

È di vitale importanza per il nostro Paese investire sull’innovazione e sulla tecnologia. Nel futuro le infrastrutture di rete e di telecomunicazioni saranno sempre più rilevanti per essere interconnessi con tutto il mondo. Abbiamo assoluta urgenza di costruire le nostre autostrade digitali, la nostra alta velocità digitale. Nel dopoguerra grazie a pesanti investimenti nelle infrastrutture con la costruzione di autostrade, raccordi, metanodotti e ferrovie si posero le basi di quello che sarebbe stato chiamato il Miracolo Economico. Noi oggi vogliamo invertire la tendenza investendo tutte le risorse disponibili sulle tecnologie di domani: banda ultra larga, 5g, blockchain, intelligenza artificiale, quantum computing per creare l’infrastruttura digitale che sia la base per un Nuovo Miracolo Economico. Il nostro Paese è indietro sul digitale, sull’offerta di servizi e anche seppur con differenze tra zona e zona sulla penetrazione della banda larga. Siamo in coda a tutte le classifiche europee soprattutto con riferimento ai servizi e alle competenze digitali. Non a causa di una guerra, ma a causa di scelte politiche sbagliate e non lungimiranti dove coloro che avrebbero dovuto operare nel segno di una visione di lungo periodo hanno invece agito coltivandosi il proprio orticello. Vogliamo invertire questa tendenza, mettere l’Italia al passo con il resto d’Europa e del mondo e diventare un’eccellenza anche in questo campo.

L’innovazione digitale ha la capacità di trasformare interi settori della vita economica in maniera radicale proiettandoli in una dimensione nuova nella quale vediamo grandi opportunità, ma anche criticità da affrontare con attenzione sul versante regolamentare.

Dall’agroalimentare, al turismo, alle banche e ai servizi finanziari fino ai servizi per la mobilità: nessun settore economico risulta escluso dalla rivoluzione e il ruolo della politica deve essere quello di favorire i processi di sviluppo in atto garantendo, al contempo, un pieno rispetto dei diritti di tutti i soggetti interessati, cittadini in primis. Il settore pubblico deve avere un ruolo trainante nel trasformare il nostro Paese in una Smart Nation ma è necessario che le politiche pubbliche in questo ambito siano tra loro pienamente integrate e coordinate. Vogliamo promuovere la creazione, in seno ad ogni Ministero, di un avamposto digitale che sovraintenda alle iniziative digitali dei singoli Ministeri e si coordini con gli altri Ministeri in una strategia di sviluppo unitaria. Riteniamo fondamentale il contributo dei componenti di questa Commissione nonché dell’intergruppo innovazione, nella direzione prospettata, in termini tanto di proposte legislative quanto di suggerimenti per l’esecutivo.

Nel prossimo bilancio a lungo termine dell’UE per il periodo 2021-2027 la Commissione europea ha intenzione di dedicare 9,2 mld nel programma Europa Digitale concentrando le risorse in cinque settori:

  1. Supercomputer – sono previsti 2,7 mld per finanziare progetti di sviluppo e rafforzamento delle capacità di supercalcolo e trattamento dei dati in Europa;
  2. Intelligenza artificiale – 2,5 mld sono previsti per contribuire a diffondere l’intelligenza artificiale nell’economia e nella società europee;
  3. Cybersicurezza e fiducia – 2 mld saranno investiti nella salvaguardia dell’economia digitale, della società e delle democrazie dell’UE;
  4. Competenze digitali – 700 milioni di € per assicurare che attualmente e in futuro i lavoratori abbiano la possibilità di acquisire facilmente le competenze digitali con corsi di formazione a breve e lungo termine e con tirocini sul posto di lavoro;
  5. Garantire un vasto uso delle tecnologie digitali nell’economia e nella società: 1,3 mld assicureranno la trasformazione digitale della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici e la loro interoperabilità a livello UE, inoltre faciliteranno l’accesso delle imprese, soprattutto delle PMI, alla tecnologia e al know-how.

Blockchain

L’Italia deve avere un ruolo trainante nello sviluppo di questi settori e rendere il nostro Paese protagonista del cambiamento. Un ambito particolarmente interessante è quello della tecnologia blockchain che sta diventando sempre più centrale nello sviluppo del digitale tanto a livello di iniziativa privata quanto nel settore pubblico. La rete dello scambio di valori che promette di diventare la nuova Internet nello scenario della quarta rivoluzione industriale sta attirando investimenti significativi a livello globale e proponendo questioni regolatorie particolarmente rilevanti.

L’Italia non può rimanere indietro nella dinamica in atto e ha tutte le potenzialità per diventare Paese leader nella sperimentazione di questa tecnologia per tutti quegli ambiti in cui si necessita di una relazione di fiducia come ad esempio nello scambio dei titoli e azioni o durante una votazione elettorale. Altri ambiti applicativi sono quelli della logistica e della pubblica amministrazione.

Oggi manca ancora una strategia nazionale sulla tecnologia blockchain che come Ministero intendiamo promuovere. Avvieremo quindi un gruppo di lavoro sulla blockchain coinvolgendo tutti gli attori dell’ecosistema dalle istituzioni, ai centri di ricerca, alle Università fino ad arrivare alle startup che sperimentano sul campo questa innovativa tecnologia al fine di predisporre una strategia nazionale.

A livello UE stiamo compiendo i passi formali necessari per aderire alla partnership europea sulla tecnologia blockchain che intende essere un veicolo per migliorare la cooperazione tra i Paesi favorendo lo scambio di esperienze e conoscenza sia dal punto di vista tecnico, che regolatorio sul fenomeno. L’Italia è uno dei pochi Paesi membri che non ha ancora aderito a questa partnership e intendiamo immediatamente colmare questa lacuna grave se solo si considera che la mancata adesione da parte italiana rischia di vedere escluse le aziende italiane del settore dall’accesso a programmi di finanziamento europei.

Intelligenza artificiale

Lo sviluppo di sistemi di Intelligenza Artificiale cui stiamo assistendo in tempi recenti propone questioni regolatorie fino ad ora inesplorate. La possibilità di affidare ad una macchina l’elaborazione di un numero tendente all’infinito di dati (Big Data) con la potenza di calcolo e le tecnologie oggi disponibili consente di elaborare diagnosi cliniche, assumere decisioni amministrative, predire fatti e informazioni rilevanti. Questa nuova dimensione propone questioni etiche e giuridiche nuove che i poteri pubblici devono conoscere, approfondire e affrontare nell’ottica di correggere le possibili storture.

La priorità assoluta per l’Europa e per il nostro Paese è quella di aumentare gli investimenti pubblici e privati nell’intelligenza artificiale e nelle tecnologie strettamente connesse portandoli almeno ai livelli registrati in Asia e Nord America.

Lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale deve vedere l’uomo al centro nel suo dialogo con le macchine che, indefettibilmente, devono essere in grado di spiegare le decisioni assunte sulla base degli algoritmi.

Altri Paesi europei hanno avviato strategie nazionali sull’Intelligenza Artificiale al fine di canalizzare gli investimenti in questa tecnologia e fondare le basi etico/giuridiche per lo sviluppo della stessa. L’Italia deve fare la propria parte nel dibattito internazionale. Come MiSE intendiamo promuovere l’elaborazione e la realizzazione di una strategia nazionale anche con riferimento all’Intelligenza Artificiale. Avvieremo pertanto un gruppo di lavoro sull’Intelligenza Artificiale coinvolgendo tutti gli attori dell’ecosistema dalle istituzioni, ai centri di ricerca, alle Università fino ad arrivare alle start-up che sperimentano sul campo questa innovativa tecnologia al fine di predisporre una strategia nazionale.

Banda ultra larga

La piena realizzazione degli obiettivi della Strategia italiana per la banda ultra larga è essenziale per lo sviluppo sociale ed economico del Paese. Il riconoscimento e la garanzia dell’effettività dei diritti di cittadinanza digitale passa attraverso la realizzazione di un’infrastruttura di rete efficiente, accessibile e sicura.

L’obbiettivo della Strategia Nazionale per la Banda Ultra Larga è quello di garantire entro il 2020 la copertura con reti ultraveloci oltre i 100 Mbps almeno l’85% della popolazione italiana, la copertura ad almeno 30 Mbps alla totalità della popolazione italiana e la copertura oltre i 100 Mbps a tutte le sedi/edifici pubblici, poli industriali, aree di interesse economico e concentrazione demografica, nonché delle principali località turistiche e degli snodi logistici.

Negli ultimi anni gli attori pubblici interessanti e gli operatori del settore hanno contribuito alla realizzazione degli obiettivi prefissati. Guardiamo con interesse ad iniziative volte alla creazione di una società della rete unica sul modello “wholesale only” in grado di consentire agli operatori di competere sul terreno dei servizi.

Sul piano delle politiche pubbliche occorre fare di più avviando, anzitutto, un ripensamento della governance nella gestione della strategia nazionale. Allo stato attuale vi sono diversi livelli di governance e una molteplicità di soggetti coinvolti. Tale situazione, da un lato, determina delle criticità nello stanziamento delle risorse disponibili, e sotto altro profilo, incide sulla velocità nell’attuazione della Strategia Nazionale. Intendiamo procedere nella direzione di una semplificazione al fine di assicurare
l’integrale utilizzo delle risorse disponibili, nonché l’unitarietà e la velocità nell’adozione degli interventi necessari per la realizzazione degli obiettivi della Strategia Nazionale.

Sul piano operativo, registriamo come dei forti ritardi nella infrastrutturazione delle aree sono stati determinati dai ritardi nei processi per il rilascio delle autorizzazioni che riguardano molteplici istituzioni ed enti (Comuni, Province, Regioni, Sovrintendenze, e attori quali Anas e Ferrovie dello Stato). Vogliamo accelerare il più possibile i processi di autorizzazione favorendo il dialogo tra i diversi livelli istituzionali coinvolti ed assicurando forme più incisive di controllo dello stato di avanzamento delle opere realizzate.

Un’ulteriore attività fondamentale per la realizzazione della Strategia Nazionale riguarda la definizione della seconda parte del Piano Nazionale Banda Ultra larga con l’intervento nelle aree grigie impegnando quindi i fondi previsti in delibera CIPE, previa ripresa del dialogo in materia con la Commissione europea (DG CONNECT, COMP e REGIO). Ci impegneremo in questa direzione partendo dal COBUL e assicurando che questa parte cruciale della Strategia Nazionale venga portata a compimento.

Banda 700 e sviluppo 5G

Il 5G è la tecnologia abilitante della quarta rivoluzione industriale. Stiamo entrando in un mondo nel quale la combinazione virtuosa di più tecnologie (5G, blockchain, Intelligenza Artificiale, Internet of Things) consentirà di migliorare i processi produttivi, modificherà le abitudini di consumo, determinerà, in estrema sintesi, un salto tecnologico epocale del quale l’Italia deve essere pienamente protagonista.

Anche attraverso lo sviluppo del 5G vogliamo fare dell’Italia una smart nation favorendo la sperimentazione, l’adozione ed il rilascio di nuovi servizi e, in prospettiva, piattaforme digitali di nuova generazione.

Secondo il calendario comune a sostegno del lancio coordinato delle reti 5G in Europa istituito dalla Commissione Europea bisogna garantire:

  • Entro il 2020 copertura e servizio commerciale disponibile in almeno una grande città.
  • Entro il 2025 copertura 5G in tutte le aree urbane e sui principali assi di trasporto terrestre.

L’11 luglio 2018 il MiSE ha avviato la procedura di gara per l’assegnazione dei diritti d’uso di frequenze radioelettriche da destinare a servizi di comunicazione elettronica in larga banda mobili terrestri bidirezionali nelle bande 694-790 MHz, 3600-3800 MHz e 26.5-27.5 GHz. Si prevede di chiudere la gara entro settembre 2018 in modo da contabilizzare gli introiti entro la fine dell’anno. Gli introiti stimati sono pari a circa 2.5 mld. Le frequenze in banda 700MHz (694-790 MHz) saranno assegnate il 1 luglio 2022 mentre quelle in banda 3,6-3,8 GHz, 26,5-27,5GHz, entro il 31 dicembre 2018. In relazione alla procedura di assegnazione delle frequenze, così come delineata a livello comunitario e nazionale, il Ministero nei prossimi giorni provvederà a pubblicare la roadmap nazionale assicurando il rispetto del termine ultimo del 2022. Al contempo, alla luce dei contenuti della segnalazione trasmessa dall’AGCom al Governo, ai sensi dell’articolo 1, comma 6, lett. c), n. 1) della legge 31 luglio 1997, n. 249, in data 17 luglio 2018, che abbiamo analizzato con grande attenzione, il MiSE istituirà un tavolo di coordinamento tra tutti i soggetti interessati al fine di assicurare che il percorso di trasformazione del sistema radiotelevisivo e il trasferimento delle frequenze nella banda 700 MHz avvenga senza ritardi rispetto alle scadenze stabilite, assicurando gli obiettivi di bilancio ma nel contemperamento delle esigenze legittime di tutti gli attori coinvolti.

Sempre in questo ambito vogliamo procedere ad una complessiva spectrum review diretta a migliorare l’allocazione ed utilizzo dello spettro anche al fine di reperire ulteriori risorse finanziarie per il bilancio pubblico. Risulta infatti che diversi soggetti pubblici (in primis il Ministero della Difesa e quello degli Interni) e privati utilizzino diverse parti dello spettro in modo non ottimale. Ad esempio nella banda 3.4 -3.6 Ghz ci sarebbe una ampia parte di spettro di rilevante interesse commerciale occupata dal Ministero della Difesa e di cui potrebbe essere ottenuta la “liberazione” al fine di destinarla ad un’ulteriore gara con possibile introito di risorse significative per il bilancio pubblico. Una stima precisa del valore di tali frequenze sarà possibile dopo l’espletamento della gara 5G. Avvieremo in questa direzione un’interlocuzione con i Ministeri coinvolti al fine di dare avvio ad un processo atteso da molti anni e che nella fase attuale si rende necessario e urgente.

Accesso a internet e stimolo alla domanda di banda ultra larga

L’accesso ad una rete libera e neutrale, in condizioni non discriminatorie, deve essere riconosciuto come diritto di cittadinanza nella dimensione digitale. L’esempio proveniente da altri paesi europei nei quali si è riconosciuto questo diritto nella dimensione sociale può essere da stimolo per una riflessione anche alle nostre latitudini nel solco intellettuale tracciato dalla Commissione presieduta dal compianto Prof. Rodotà.

Lo stimolo della domanda di banda ultra larga e di servizi digitali è essenziale per giungere in tempi brevi ad una piena digitalizzazione del Paese.

Secondo il DESI Index 2018, sul fronte della connettività l’Italia si colloca terz’ultima seguita solo da Croazia e Grecia. Sebbene la banda larga fissa sia disponibile per il 97% delle case dell’UE, il 25 % di case non ha un abbonamento: nel caso dell’Italia però questo valore è al 43% quindi ben 18 punti più alto della media.

Vogliamo immediatamente utilizzare le risorse disponibili, pari a 1,3 mld, per stimolare la domanda di banda ultra larga. Nelle prossime settimane avvieremo un dialogo con tutti i soggetti interessati (operatori, piccole e medie imprese, consumatori) al fine di elaborare le migliori modalità di utilizzo delle risorse disponibili anche valutando azioni volte a garantire un accesso di base ad internet generalizzato.

Sempre sul fronte dello stimolo alla domanda di servizi digitali daremo ulteriore impulso al piano WiFi.Italia.IT anzitutto avviando la seconda fase del progetto che prevede il rinnovo dell’app dedicata, la creazione di un software ad hoc per i portatili ed il lancio dei bandi per i Comuni per l’installazione degli hotspot e, in collaborazione con il MiBACT, per i luoghi della cultura. Continueremo la collaborazione con la DG Connect nell’ambito del programma WiFiEU.

Sistema informativo nazionale federato delle infrastrutture

La mappatura delle reti esistenti è cruciale per una corretta pianificazione degli interventi, per favorire la condivisione delle infrastrutture già esistenti e, in termini generali, per la valorizzazione delle informazioni disponibili.

L’istituzione del “SINFI”, il Catasto del Sottosuolo, vuole dare contezza del dispiegamento, su tutto il territorio nazionale, delle reti dei servizi, siano essi di Telecomunicazioni o di Utility quali acque, elettricità, gas e teleriscaldamento.

Il sistema SINFI realizzato in Italia e installato sul data center del MISE, è stato aperto al pubblico nella sua prima release ad aprile 2018, ha raccolto e reso disponibili una molteplicità di informazioni relative a tutti i principali operatori di Telecomunicazioni, Elettricità, illuminazione pubblica, gas e gestione delle acque, offrendo importanti vantaggi agli operatori ed agli enti territoriali chiamati rispettivamente a realizzare e verificare progetti per il dispiego di nuove reti.

Allo stato attuale 561 operatori e la gran parte dei Comuni italiani (solo 7 sono adempienti) non hanno comunicato o trasferito i dati al SINFI. Occorre invertire la tendenza perché il SINFI e la piena valorizzazione dei dati contenuti può rappresentare un’occasione di crescita nonché uno strumento utilissimo nelle situazioni di crisi, si pensi, in particolare, agli eventi sismici, nei quali una conoscenza approfondita e in tempo reale delle reti esistenti appare essenziale. In questa direzione, avvieremo al più presto la redazione del Regolamento per il SINFI che disciplinerà i procedimenti sanzionatori a carico degli operatori inadempienti nella comunicazione dei dati e, al contempo, definirà la disciplina di accesso ai dati per i diversi soggetti coinvolti (operatori economici, enti territoriali, pubbliche amministrazioni). La valorizzazione dei dati disponibili è essenziale in una logica di data economy che intendiamo incoraggiare e sostenere nella nostra azione di governo.

Il progetto SINFI arricchirà sensibilmente anche le competenze delle community italiane di software cartografici Open Source. L’adozione di un modello di sviluppo aperto ed interoperabile ha già visto un’importante partecipazione di startup e micro imprese italiane, nell’offerta di studi, servizi e sviluppi software innescati proprio dal SINFI.

RAI

Il servizio pubblico ha un ruolo essenziale nella digitalizzazione del Paese e nella diffusione delle competenze digitali.

Il mercato radiotelevisivo ha conosciuto negli ultimi anni una rivoluzione copernicana. La fruizione dei contenuti audiovisivi passa sempre più attraverso la connessione a internet e l’utilizzo della banda larga. Con il palinsesto che cede il passo alla personalizzazione dei contenuti, non esiste più il pubblico, ma una varietà di pubblici che, a seconda delle esigenze, utilizzano diversi media e costruiscono il proprio palinsesto. È come se si stessero cristallizzando due universi di pubblico: coloro che possono permettersi l’accesso a quei contenuti e coloro che, al contrario, devono accontentarsi della programmazione generalista. Un divario, anche generazionale, che pone quindi un problema di uguaglianza e universalità nell’accesso ai contenuti di qualità. In un mercato che evolve in questa direzione, il dovere del servizio pubblico è di adoperarsi per colmare questo divario puntando con decisione su contenuti di qualità e dal respiro internazionale, sperimentando formati e linguaggi nuovi, avviando progetti innovativi coerenti con il nuovo ecosistema dei media e promuovendo, infine, l’alfabetizzazione digitale. Come MiSE metteremo in campo tutte le misure necessarie ad assicurare il rispetto del contratto di servizio istituendo, in particolare:

  1. la Commissione paritetica MiSE-RAI cui sono attribuiti compiti di vigilanza sugli obblighi contrattuali;
  2. la Commissione paritetica MiSE-RAI chiamata ad elaborare le “linee guida operative che dovranno ispirare le intese con le associazioni di categoria maggiormente rappresentative” che la RAI deve definire con riferimento alla “durata e ambito dei diritti di sfruttamento radiofonico, televisivo e multimediale”;
  3. il Comitato di confronto MiSE-RAI competente in materia di programmazione sociale.

Contributi alle tv locali

Le emittenti televisive e radiofoniche locali rivestono un ruolo importante per la garanzia del pluralismo informativo.

Sono ora affidate al MiSE le funzioni amministrative prima svolte dai Corecom regionali (istruttoria delle domande del contributo, relativi controlli e adozione del provvedimento di determinazione della graduatoria), con l’obiettivo di semplificazione e riduzione dei tempi. È stata creata una apposita piattaforma telematica (il Sistema Informativo per i Contributi alle Emittenti locali – SICEM) per consentire di digitalizzare la presentazione delle domande di contributo e di ridurne i tempi di concessione.

Tra le prime azioni del nuovo Governo, il 12 luglio è stata pubblicata on line sul sito del MiSE la graduatoria per la ripartizione dei contributi dell’annualità 2016 per le emittenti televisive a carattere commerciale. Le risorse da assegnare ammontano a oltre 78 milioni di euro, in quanto la restante quota dei complessivi 97 milioni da assegnare è stata già destinata alle radio locali e alle tv a carattere comunitario (senza scopo di lucro e con limitazioni alla vendita di spazi pubblicitari). Vogliamo accelerare l’erogazione dei contributi relativi alle annualità 2017-2018 comprendendo che, allo stato attuale, tali contributi sono determinanti per la sopravvivenza di molte realtà radiotelevisive locali. Al contempo, intendiamo rafforzare i controlli sull’utilizzo dei contributi concessi e favorire processi di trasformazione tecnologica da parte degli operatori radiotelevisivi locali nella consapevolezza che il mercato richiederà forme di aggregazione tra emittenti locali, una digitalizzazione dei servizi e la garanzia della qualità dei contenuti, anche informativi, offerti ai cittadini da queste importanti realtà.

Poste

Nel corso della scorsa settimana abbiamo provveduto ad emanare il decreto relativo al “Disciplinare delle procedure per il rilascio dei titoli abilitativi per l’offerta al pubblico dei servizi postali di notificazione di atti giudiziari e di violazioni al codice della strada”, in attuazione del nuovo regolamento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) adottato con delibera n. 77/18/CONS del 20 febbraio 2018. Dopo quasi un anno dall’emanazione della legge annuale sulla concorrenza, quindi, è stata eliminata quella riserva di area di attività che Poste Italiane gestiva in monopolio e che invece ben poteva essere aperta al confronto concorrenziale.

Il provvedimento prevede:

  • la classificazione delle domande distinguendone le singole tipologie, ciascuna contrassegnata con un proprio codice identificativo ed indica le modalità di presentazione della domanda attraverso la compilazione degli appositi modelli;
  • la proroga, fino a 30 giorni, del suddetto termine di 45 giorni per il rilascio, in caso di domanda incompleta e l’obbligo del pagamento del contributo a titolo di spese per il rimborso delle spese di istruttoria;
  • i requisiti per il rilascio della licenza individuale speciale;
  • la disposizione che la licenza possa essere rilasciata anche all’operatore postale capogruppo, ovvero il soggetto che svolge il servizio
    con i medesimi segni distintivi attraverso un’organizzazione unitaria di altri operatori postali titolari di licenza;
  • la richiesta di documentazione comprovante i requisiti di affidabilità, professionalità e onorabilità dei soggetti richiedenti al licenza
    individuale speciale. Per quanto attiene l’affidabilità, sono richieste garanzie fideiussorie e la presentazione di bilanci depositati nel registro delle imprese nonché dichiarazioni da cui risultino l’assenza di gravi infrazioni alle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, il non trovarsi in stato di fallimento, di liquidazione coatta o di concordato preventivo. La licenza individuale speciale ha una validità massima di sei anni;
  • la procedura sanzionatoria, ossia l’adozione del provvedimento di sospensione o revoca della licenza, disposta da questo Ministero su proposta dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Si tratta di un primo provvedimento particolarmente significativo per l’apertura del settore postale. Sotto questo profilo pensiamo che l’ecommerce rappresenti una grande opportunità per il settore e Poste Italiane possa e debba tornare ad avere un ruolo trainante tanto nel settore del commercio elettronico, quanto più in generale nel processo di digitalizzazione del paese.